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	<title>Circoli di ascolto organizzativo</title>
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	<description>Lo spazio dedicato al benessere organizzativo e ai progetti nati dall&#039;esperienza dei Circoli di ascolto organizzativo.</description>
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		<title>FAB E LA VILLAGE ACADEMY APRONO LE PORTE ALLE IDEE!</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 16:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[FAB, il generatore di impresa che crea sviluppo e innovazione sociale, pronto a partire con la seconda edizione! Lunedì 4 febbraio, c'è l'OPEN DAY, un'occasione per conoscere FAB e la VILLAGE ACADEMY!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong style="font-size: 13px;"><a href="http://www.circolidiascolto.org/esperienze/fab-la-village-academy-aprono-le-porte-alle-idee/attachment/open_day_fab/" rel="attachment wp-att-560"><img class="aligncenter size-large wp-image-560 colorbox-558" title="Open_Day_FAB" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2013/01/Open_Day_FAB-610x380.jpg" alt="" width="610" height="380" /></a></strong></p>
<p><em>Per un&#8217;intera giornata, <strong>FAB</strong> apre le porte di Academy e incubatore per accogliere e incontrare tutti coloro che vogliono saperne di più e scommettere assieme a noi sull’idea giusta da trasformare in impresa.</em></p>
<p><strong>Sei senza lavoro, cerchi una nuova opportunità di occupazione, vuoi creare la tua start-up d’impresa valorizzando la tua città? Vieni a raccontarci la tua idea (o il tuo progetto, se già hai cominciato a svilupparlo) al secondo “Open Day” FAB!</strong></p>
<p>Si scaldano i motori in vista della partenza del secondo ciclo di <strong>FAB</strong>, il generatore di impresa che crea sviluppo sociale, voluto da <strong>Cooperativa Sociale Itaca</strong> e sostenuto da <strong>DOF Consulting</strong>!</p>
<p>La prima fase dell&#8217;incubatore prevede 100 giorni di formazione intensiva e accompagnamento all&#8217;interno della <strong>VILLAGE ACADEMY</strong>. Com&#8217;è ovvio che accada in un contenitore che vuole preparare aspiranti imprenditori sociali alla sfida di costruire qualcosa di nuovo per sé e per la loro comunità, vicino alla formazione più mirata sull&#8217;affinamento dell&#8217;idea di impresa (imprenditorialità, forme societarie, Business Plan, ecc.) <strong>FAB</strong> ha deciso di differenziarsi rispetto ad altri incubatori per l&#8217;attenzione rivolta allo sviluppo delle <strong>COMPETENZE SOCIALI</strong>. Per questo motivo, è proprio il nostro <strong><a href="http://www.circolidiascolto.org/esperienze/the_village/" target="_blank">THE VILLAGE</a></strong> lo strumento che è stato scelto per lavorare sulle competenze trasversali degli aspiranti Faber, che hanno così modo di riflettere sui propri punti di forza e di debolezza in un&#8217;ottica di sviluppo personale.</p>
<p><a href="http://www.i-fab.it/chiusa-la-prima-academy-fab/" target="_blank">La prima tornata di <strong>ACADEMY</strong> si è conclusa da poco</a> e sono ora <a href="http://www.i-fab.it/fab-lancia-la-seconda-call/" target="_blank">aperte le selezioni per la seconda edizione di <strong>FAB</strong></a>: la scadenza per la presentazione dei progetti o delle idee di impresa è fissata al <strong>15 febbraio</strong>. Nel frattempo, chiunque fosse interessato a saperne di più di <strong>FAB</strong> (oltre a consultare il <strong><a href="http://www.i-fab.it/" target="_blank">SITO</a></strong>) può unirsi a noi<strong> lunedì 4 FEBBRAIO dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17</strong>, nella sede di via San Francesco 1/C, in pieno centro a Pordenone.</p>
<p>Vi aspettiamo, insieme al resto dello staff <strong>FAB</strong> per mostrarvi <strong>gli spazi della Academy</strong> e sapere come funzionano i suoi 100 giorni. I colleghi di Itaca saranno a disposizione per approfondire le tematiche del generatore d’impresa, spiegare cosa offre e quali sono le <strong>tappe</strong>, ma anche fare un <strong>primo colloquio di orientamento e analisi del vostro progetto</strong>.</p>
<p>È possibile iscriversi fin d&#8217;ora all&#8217;<strong>OPEN DAY</strong> inviando una <strong>mail</strong> a <a href="mailto:info@i-fab.it" target="_blank"><strong>info@i-fab.it</strong></a> oppure <strong>telefonando</strong> al coordinatore di <strong>FAB</strong> Christian Gretter (<strong>345 5407006</strong>), ma potete anche decidere all&#8217;ultimo momento di passare a conoscerci <img src='http://www.circolidiascolto.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley colorbox-558' /> </p>
<p>Ricordate: <strong>FAB cerca idee speciali, ma soprattutto persone speciali!</strong></p>
<h2></h2>
<h2>Promemoria</h2>
<p><strong>COSA</strong>: “OPEN DAY FAB”<br />
<strong>QUANDO</strong>: lunedì 4 FEBBRAIO dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17<br />
<strong>DOVE</strong>: nella sede <strong>FAB</strong> di via San Francesco 1/C a Pordenone (a fianco dell’ex convento di San Francesco).<br />
<strong>INFO</strong>: <a href="mailto:info@i-fab.it" target="_blank">info@i-fab.it</a> o 345 5407006 (risponde Christian Gretter).</p>
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		<title>Il volontariato di impresa: presentato il primo toolkit italiano</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/il-volontariato-di-impresa-situazione-scenari-possibili/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 15:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Ciessevi]]></category>
		<category><![CDATA[employee volunteering]]></category>
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		<category><![CDATA[Volontariato d’impresa]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentato a Milano il primo toolkit italiano per le aziende e le organizzazioni nonprofit che vogliono realizzare insieme progetti di employee volunteering.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/il-volontariato-di-impresa-situazione-scenari-possibili/attachment/volontariato-di-impresa/" rel="attachment wp-att-557"><img class="aligncenter size-full wp-image-557 colorbox-556" title="Volontariato di impresa" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2013/01/Volontariato-di-impresa.jpg" alt="" width="610" height="431" /></a></p>
<p><strong>Presentato a Milano il primo toolkit italiano per le aziende e le organizzazioni non profit che vogliono realizzare insieme progetti di <em>employee volunteering</em>. La guida è scaricabile gratuitamente dal sito Sodalitas o dal sito <a href="http://www.ciessevi.org/news/notizie-da-ciessevi/una-guida-pratica-pratica-il-volontariato-d%E2%80%99impresa" target="_blank">Ciessevi</a>.</strong></p>
<p>Si intitola <strong>“Volontariato d’impresa: una guida pratica per la collaborazione tra profit e nonprofit”</strong> il toolkit realizzato da <strong>Fondazione Sodalitas</strong>, <strong>Ciessevi</strong> e <strong>Cergas Bocconi</strong> e presentato il 23 gennaio scorso nel corso dell’evento “<strong>Volontariato d’Impresa: come costruire una partnership vincente</strong>”.</p>
<p>Il documento – scaricabile gratuitamente dal sito <strong><a href="http://www.sodalitas.it/contenuti/home.aspx" target="_blank">www.sodalitas.it</a></strong> – è stato messo a punto grazie alle 11 imprese aderenti a Fondazione Sodalitas e alle 17 Organizzazioni Nonprofit (ONP) che dal 2011 lavorano insieme nel <strong>Laboratorio sul Volontariato d’impresa</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Volontariato d’Impresa: le dimensioni del fenomeno</strong></span></p>
<p>Mediamente, le imprese coinvolte nel volontariato d’impresa offrono ai propri dipendenti la possibilità di dedicare ogni anno <strong>3 giornate lavorative</strong> alla comunità.<br />
<strong>155.000 €</strong> il valore economico annuale dei programmi di volontariato aziendale, a cui concorre soprattutto il costo del lavoro delle <strong>121 persone</strong> coinvolte in media da ogni azienda nell’anno.<br />
“<em>In Italia il volontariato d’impresa è un fenomeno ancora emergente, ma in forte crescita</em> &#8211; ha dichiarato <strong>Roberto Ramasco</strong>, Consigliere Delegato di Fondazione Sodalitas. <em>Le aziende lo scelgono per dare concretezza alla propria politica di Responsabilità Sociale, le organizzazioni nonprofit per accedere a una gamma di competenze e a una rete di relazioni preziose per generare valore sociale</em>”.<br />
<strong>Per scoprire quali sono 5 le fasi di un’iniziativa di volontariato d’impresa efficace e di successo, <a href="http://voce.milano.it/cresce-il-volontariato-dimpresa-in-italia/" target="_blank">LEGGI L&#8217;ARTICOLO COMPLETO SUL SITO DI VOCE &#8211; VOLONTARI AL  CENTRO</a></strong></p>
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		<title>Benefit su misura: il futuro del welfare</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/benefit-su-misura-il-futuro-del-welfare/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 14:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[“flexible benefit”]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Riboni]]></category>
		<category><![CDATA[Flex]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfare si fa “on demand”]]></category>

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		<description><![CDATA[[Dalla rete] Ora il welfare si fa “on demand” e l’acquisto lo paga l’azienda. Interessante articolo di Enzo Riboni sul «Corriere della sera»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/benefit-su-misura-il-futuro-del-welfare/attachment/welfare/" rel="attachment wp-att-555"><img class="aligncenter size-full wp-image-555 colorbox-554" title="WELFARE" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/12/WELFARE.jpg" alt="" width="610" height="361" /></a></p>
<p>«Ora il welfare si fa “on demand” e l’acquisto lo paga l’azienda. È la nuova frontiera dell’offerta di servizi a sostegno del reddito dei dipendenti, quella che all’estero già funziona da tempo con l’etichetta di <strong>Flex</strong>, <strong>“flexible benefit”</strong>. Il meccanismo è semplice e funziona così: <strong>l’azienda che decide di destinare una quota del budget per il welfare dei dipendenti, invece di dare (pochi) benefit uguali per tutti, fissa un plafond individuale e fa scegliere a ciascun lavoratore di quali beni o servizi preferisce usufruire</strong>.</p>
<p>Perché le esigenze sono molto variabili a seconda dell’età e della posizione. Un dipendente maturo, per esempio, apprezzerà molto un’integrazione del piano pensionistico, ma avrebbe lo stesso appeal per un neolaureato al primo impiego? Così come una giovane mamma gioirebbe se l’azienda pagasse la retta dell’asilo, ma a un lavoratore con figli alle superiori o a un single a che servirebbe?»</p>
<p><strong><a href="http://nuvola.corriere.it/2012/12/08/previdenza-integrativa-o-asili-nido-arrivano-i-benefit-su-misura/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=previdenza-integrativa-o-asili-nido-arrivano-i-benefit-su-misura" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo completo</a></strong>, pubblicato da <strong>Enzo Riboni</strong> sul blog dedicato al lavoro del <strong>«Corriere della sera»</strong></p>
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		<title>Quale futuro per l&#8217;impresa sociale? Il dibattito è aperto, anche su Twitter</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/quale-futuro-limpresa-sociale-il-dibattito-e-aperto-anche-su-twitter/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 18:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[#FutureSocEnt. #socent. #socinn]]></category>
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		<description><![CDATA[Per fortuna, l'innovazione sociale è diventata di moda. È tutto un fiorire di incubatori e iniziative che fanno dell'innovazione sociale il fulcro della loro ricerca di nuovi progetti di impresa. E il dibattito sul futuro dell'impresa sociale si intensifica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/quale-futuro-limpresa-sociale-il-dibattito-e-aperto-anche-su-twitter/attachment/2012_11_23_socialinnovation/" rel="attachment wp-att-549"><img class="aligncenter size-full wp-image-549 colorbox-547" title="2012_11_23_SocialInnovation" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_23_SocialInnovation.jpg" alt="" width="610" height="338" /></a></p>
<p>Per fortuna,<strong> l&#8217;innovazione sociale è diventata di moda</strong>. Nell&#8217;ultimo periodo, sono nati anche da noi <strong>incubatori</strong> e <strong>iniziative</strong> che ne fanno il fulcro della loro ricerca di nuovi progetti di impresa: da <a href="http://www.makeacube.com/" target="_blank"><strong>MAKE A CUBE³</strong></a> (incubatore specializzato in imprese ad alto valore sociale e ambientale) a <a href="http://www.che-fare.com/" target="_blank"><strong>cheFare</strong></a>, piattaforma per le imprese sociali (profit e non profit) che operano in ambito culturale, passando per l&#8217;ambizioso progetto di <strong>Telecom Italia</strong>, <a href="http://changemakers.expo2015.org/" target="_blank"><strong>Changemakers for EXPO Milano 2015</strong></a>, alla ricerca di 10 progetti di innovazione che siano capaci di migliorare la vita di (almeno) 10 milioni di persone. Noi stessi, <a href="http://dofcounseling.com/nasce-fab-incubatore-d-impresa-per-l-innovazione-sociale/" target="_blank">stiamo seguendo</a> dall&#8217;interno la nascita e lo sviluppo di <a href="http://www.i-fab.it/" target="_blank"><strong>FAB!</strong></a>, un generatore di imprese ad alto impatto sociale, il primo in Italia creato da una cooperativa sociale. Anche il mondo dei <strong>social network</strong> ha raccolto la sfida di ripensarsi in chiave di sviluppo sociale, con piattaforme dedicate come <a href="http://www.shinynote.com/" target="_blank"><strong>Shinynote</strong></a> e <a href="http://uidu.org/" target="_blank"><strong>Uidu</strong></a>.<br />
Ovviamente, ci sono il bando del <a href="http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ricerca/dettaglio-news/-/dettaglioNews/viewDettaglio/21306/11213" target="_blank"><strong>MIUR</strong></a> a sostegno di idee progettuali per la progettazione e lo sviluppo delle <em>smart cities </em>(in scadenza a breve) e l&#8217;inserimento, all&#8217;interno del rapporto redatto dalla <strong>Task Force</strong> del Ministro Passera su <a href="http://www.italiastartup.it/" target="_blank"><strong>Innovazione e Start Up</strong></a>, di una sezione dedicata alle “start-up a vocazione sociale”.</p>
<p>Anche i contributi teorici e la condivisione di <em>best practices</em> sono tanti e in aumento. Basti pensare a progetti come gli <a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/" target="_blank"><strong>Stati Generali dell&#8217;Innovazione</strong></a>, al lavoro di elaborazione di realtà come <a href="http://www.irisnetwork.it/" target="_blank"><strong>Iris Network</strong></a> (la rete nazionale degli istituti di ricerca sull’impresa sociale), agli approfondimenti sempre interessanti che si possono leggere su siti come <a href="http://www.avanzi.org/" target="_blank"><strong>Avanzi</strong></a> (dove <strong>Davide Zanoni</strong> ha pubblicato una rappresentazione grafica dei vari modelli di impresa sociale in Italia, in un post intitolato in modo significativo <a href="http://www.avanzi.org/sustainable-innovation/il-labirinto-dellimpresa-sociale" target="_blank"><em>Il labirinto dell&#8217;impresa sociale</em></a>) o <a href="http://www.ideatre60.it/" target="_blank"><strong>Idea360</strong></a> (che ha aperto da poco il nuovo blog, dove sul tema &#8220;innovazione sociale&#8221; si possono leggere &#8211; fra gli altri &#8211; gli interventi di <a href="http://www.ideatre60.it/condividi/la-voce-degli-esperti/autore/33" target="_blank"><strong>Flaviano Zandonai</strong></a>, <a href="http://www.ideatre60.it/condividi/la-voce-degli-esperti/autore/41" target="_blank"><strong>Alex Giordano</strong></a> e <a href="http://www.ideatre60.it/condividi/la-voce-degli-esperti/autore/43" target="_blank"><strong>Paolo Venturi</strong></a>), ma anche ai post dedicati alla <em>social innovation</em> su <a href="http://www.chefuturo.it/category/social-innovation/" target="_blank"><strong>Chefuturo.it</strong></a>. Solo per citarne alcuni.</p>
<p>Nell&#8217;aria si respira insomma il fermento e l&#8217;entusiasmo di un&#8217;avventura (sociale, imprenditoriale e soprattutto umana) che promette di rivoluzionare alle fondamenta il nostro modo di fare impresa e di rapportarci con l&#8217;ambiente, ma anche i rapporti fra le persone e fra i cittadini e le istituzioni.</p>
<p>Negli Stati Uniti hanno iniziato prima di noi a porsi la questione su quale potrebbe essere l&#8217;evoluzione dell&#8217;<strong>impresa sociale</strong> e il dibattito è molto fiorente. Alla domanda sul futuro del settore proverà, per esempio, a rispondere il fondatore di <a href="https://www.ashoka.org/" target="_blank"><em><strong>Ashoka</strong></em></a>, <strong>Bill Drayton</strong>, in un&#8217;intervista che sarà rilasciata al «New York Times» il prossimo 29 novembre. Nel frattempo, sfruttando le possibilità di confronto e scambio offerte dai social network, la conversazione/discussione sul tema è già iniziata su <strong>Twitter</strong>, dove si può seguire con l&#8217;hashtag <a href="https://twitter.com/search?q=%23FutureSocEnt&amp;src=typd" target="_blank"><strong>#FutureSocEnt</strong></a></p>
<p>I temi che gli utenti di Twitter hanno deciso di affrontare con <strong>#FutureSocEnt</strong> sono diversi. C&#8217;è chi è sicuro che le imprese sociali sapranno intervenire sulle <strong>cause di sistema</strong> che generano le ingiustizie sociali, abbandonando l&#8217;ossessione per il mercato&#8230;</p>
<p><a href="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1864 colorbox-547" title="2012_11_22_Futuresocent" src="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent.jpg" alt="" width="534" height="203" /></a></p>
<p>&#8230;e chi scommette sui cambiamenti determinati da un cambio di paradigma che abbia al centro l&#8217;utilizzo condiviso e trasparente dei <strong>dati</strong>:</p>
<p><a href="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent_3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1868 colorbox-547" title="2012_11_22_Futuresocent_3" src="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent_3.jpg" alt="" width="534" height="206" /></a></p>
<p>La stragrande maggioranza dei tweet, però, è quella che linka o riporta estratti di un altro interessante contributo di approfondimento che viene da <strong>Eli Malinsky</strong>, executive director del nuovo <a href="http://socialinnovation.ca/blog/centre-for-social-innovation-new-york" target="_blank"><strong>Centro per l&#8217;innovazione sociale</strong></a> di New York. Malinsky fa <strong>5 previsioni sul futuro dell&#8217;impresa sociale</strong>. Vediamole in breve [la versione estesa e in inglese la trovate <a href="http://www.forbes.com/sites/ashoka/2012/11/19/five-predictions-for-the-future-of-social-entrepreneurship/" target="_blank"><strong>QUI</strong></a>].</p>
<p>Secondo <strong>Malinsky:</strong></p>
<p><strong>1) L&#8217;impresa sociale non esisterà più come categoria a se stante</strong>. Il che, spiega, Malinsky è assolutamente un bene perché mentre finora è stato un vantaggio considerarla come settore separato (il che ha consentito di attirare attenzione e  risorse su un settore che ha bisogno di crescere e, quindi, di far nascere nuove imprese), negli anni a venire l&#8217;imprenditoria sociale dovrà permeare in modo trasversale tutti i settori e gli ambiti. Quando ciò avverrà sarà normale interrogarsi sulla componente di innovazione sociale di <em>ciascuna</em> impresa e questo determinerà un vero cambiamento sociale su larga scala.<br />
È poi quello che auspica <a href="https://twitter.com/Ashoka" target="_blank"><strong>Ashoka</strong></a> stessa sul suo account Twitter, quando si chiede come sarebbe il mondo se <em>tutti</em> gli imprenditori fossero imprenditori sociali in un senso più ampio:</p>
<p><a href="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1866 colorbox-547" title="2012_11_22_Futuresocent_2" src="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/11/2012_11_22_Futuresocent_2.jpg" alt="" width="534" height="208" /></a></p>
<p><strong>2) Si ragionerà meno su margini di profitto elevati e più su cosa significhi avere una missione da compiere</strong>. Le imprese sociali sapranno dimostrare di essere non solo sostenibili, ma anche profittevoli. Non tanto, però, quanto vorrebbero i loro fondatori, che dovranno fare un &#8220;bagno di realtà&#8221;. Come dice chiaramente Malinksy: «Avere successo nel mondo del business è già difficile, riuscirci quando la tua impresa ha una mission sociale lo è il doppio».</p>
<p><strong>3) L&#8217;impatto sociale più grande nascerà dallo spostamento d&#8217;asse all&#8217;interno delle aziende</strong>. Il fermento attorno alla creazione di imprese sociali è grande e positivo, ma l&#8217;impatto sostanziale &#8211; quello che contribuirà a cambiare in modo definitivo il modo di fare le cose &#8211; arriverà da una presa di coscienza del mondo dell&#8217;impresa tradizionale e da un cambiamento dei comportamenti aziendali.</p>
<p><strong>4) La valutazione di impatto sociale sarà sempre più complessa e integrata appieno nell&#8217;analisi organizzativa</strong>. Misurare l&#8217;impatto sociale reale di un&#8217;impresa è difficile, perché non c&#8217;è una definizione comune degli indicatori e perché la materia è in se stessa sfuggente: come faccio a calcolare un beneficio che può essere solo in parte monetizzabile? (Più difficile da stimare c&#8217;è solo il ROI dei social media!) Il problema riguarda ovviamente gli investitori, che avrebbero bisogno di sapere in anticipo a cosa vanno incontro nel momento in  cui scelgono di sostenere un&#8217;impresa sociale. È logico che, facendo seguito al punto 1), Malinsky ritenga che i parametri di misurazione dell&#8217;innovazione sociale saranno integrati negli strumenti esistenti di valutazione organizzativa, parte e non accessorio di qualunque analisi di prodotto o servizio.</p>
<p><strong>5) Gli aspiranti imprenditori sociali devono sapere che la loro carriera seguirà un andamento instabile e in continua riconfigurazione</strong>. In altre parole, scordatevi il posto fisso. Volete cambiare la società? Dovrete rassegnarvi ad adattarvi a questo cambiamento, non solo cambiando lavoro e team a seconda del progetto che intendete portare avanti, ma anche lavorando in modo continuo sulle vostre skill.</p>
<p>Forse, proprio in questo ultimo punto sta la vera sfida. Non solo perché affrontare un percorso professionale (e di vita) che si sa fin dall&#8217;inizio mutevole per definizione  richiede coraggio, ma anche perché in questo scenario dipinto da Malinsky (ammesso che ci abbia visto giusto con le sue previsioni) sarà fondamentale che ciascuno lavori sul proprio <strong>sviluppo personale e professionale</strong>, entrando in una logica di &#8220;miglioramento continuo&#8221; che richiede impegno e costanza. La vera &#8220;impresa&#8221; sociale potrebbe essere proprio questa, in un paese dove il sistema educativo e quello burocratico-giuridico non sono ancora pronti a sostenere le persone con quegli strumenti e quella libertà di cui c&#8217;è bisogno se si vuole cambiare il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post è uscito originariamente su <strong><a href="http://dofcounseling.com/il-futuro-dell-impresa-sociale/" target="_blank">DOFVILLE</a></strong>, il blog di <strong><a href="http://dofcounseling.com/" target="_blank">DOF Consulting</a></strong>.</p>
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		<title>Perché FAB! Un nuovo modo di guardare al futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 18:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Village Academy]]></category>

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		<description><![CDATA[Procede spedita l'avventura di FAB!, il generatore di impresa sociale creato da Cooperativa Itaca a Pordenone per sostenere progetti di impresa in grado di generare impatto sociale e di migliorare la vita delle comunità in cui nascono. Massimo Tuzzato di Itaca ne racconta la nascita e lo sviluppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/perche-fab-nuovo-modo-di-guardare-al-futuro/attachment/fab_massimo_tuzzato/" rel="attachment wp-att-552"><img class="aligncenter size-full wp-image-552 colorbox-551" title="FAB_Massimo_Tuzzato" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/10/FAB_Massimo_Tuzzato.jpg" alt="" width="610" height="458" /></a></em></p>
<p><em>Procede spedita l&#8217;avventura di FAB!, il generatore di impresa sociale creato da Cooperativa Itaca a Pordenone per sostenere progetti di impresa in grado di generare impatto sociale e di migliorare la vita delle comunità in cui nascono. A pochi giorni dall&#8217;inizio della <strong>Village Academy</strong>, che porterà i progetti selezionati alla seconda fase del progetto, abbiamo chiesto a <strong>Massimo Tuzzato</strong> di Itaca, che segue dall&#8217;interno il progetto, di raccontarci com&#8217;è nata e si sta sviluppando l&#8217;idea del <strong>primo incubatore di impresa sociale che nasce da una cooperativa sociale</strong></em>.</p>
<p><strong>Giovanna:</strong> <strong>Massimo, perché una cooperativa decide di aprire un incubatore?</strong><br />
<strong>Massimo</strong>: La costruzione di FAB è stata un percorso veloce ed entusiasmante che è venuto da lontano. Nasce dall&#8217; intuizione di un momento che però ha una sua radice profonda e matura nel tempo che l’ha preceduta, e che potrebbe riassumersi con la locuzione “fare Cooperazione”. Ritengo personalmente che fare Cooperazione e più specificamente Cooperazione sociale oggi imponga uno sforzo di attenzione costante e quotidiana sul senso primo e originario del perché si fanno le cose, e su come le stesse vanno fatte. E questo perché oggi più che mai, forse, le tendenze allo snaturamento di qualunque tipo di tensione morale e ideologica verso le “necessità” del mercato stanno portando ad aberrazioni e risultati spaventosi. Ecco quindi, il primo perché: l’uomo al centro. Il paradosso di questi tempi è che stiamo vivendo quotidianamente una battaglia feroce contro qualcosa che non conosciamo.</p>
<p><strong>G.:</strong> <strong>Qualcosa che non conosciamo?</strong><br />
<strong>M.</strong>: Sì, perché i mercati, l’economia, la globalizzazione, il mio datore di lavoro, il mio vicino di casa … cosa? La battaglia è aspra e i nostri “comandanti” ci dicono che per portare a casa il risultato, qualcosa dobbiamo sacrificarlo. Ecco che allora partono i tagli allo stato sociale, partono i posti di lavoro e i diritti conquistati in anni e anni di battaglie, le spese aumentano, i servizi diminuiscono, qualcuno deve prendere l’aereo per emigrare, qualcuno perde il lavoro, … la casa, … ma … , non se ne può fare a meno, “lo richiede il momento, la congiuntura”. Certo, fatto salvo che ancora non sappiamo qual è il nostro problema! Ma allora, se noi non sappiamo qual è il nostro nemico, come possiamo fare? Ce lo dite voi per cosa dobbiamo lottare per uscire da questo brutto momento? La sensazione forte ed opprimente è di non essere più responsabili del nostro domani, in quanto i problemi e le cause sono troppo lontane e grandi da noi perché noi possiamo farci qualcosa, e con essa la fine della determinazione del nostro futuro, per il quale abbiamo dato una delega in bianco a qualcuno che non sappiamo più chi è e dov’è!<br />
Per chi lavora quotidianamente affinché il sistema sia sempre ed in ogni caso al servizio delle persone, che questa deriva è impensabile ed inaccettabile. Fare Cooperazione sociale è un po’ come recitare di continuo un mantra con parola “<strong>persona</strong>”, e mai come oggi questo esercizio ci fa sentire unici e lontani dalla deriva culturale di questo tempo. Avere la persona al centro di ogni scelta impedisce qualunque tipo di compromesso che la veda perdente in relazione alla soluzione scelta, e soprattutto impedisce qualunque tipo di scelta che non sia coerente e vicina allo sviluppo della stessa.</p>
<p><strong>G.: Quindi Fab sarebbe inimmaginabile senza una riflessione sui valori?</strong><br />
<strong>M.</strong>: Esatto. Il primo valore da recuperare in questo tempo sono le <strong>persone</strong>. Storie, professionalità, capacità, culture che riteniamo costituiscano la più preziosa risorsa di questo tempo e anche quello su cui noi vogliamo scommettere per il nostro futuro. Il secondo è che siamo un’impresa sociale della Comunità e nella Comunità. Siamo un’impresa sociale e crediamo di essere una risorsa della Comunità, per la Comunità nella quale operiamo e cresciamo, in quanto nella stessa Comunità vogliamo restituire valore e contenuti del nostro sviluppo.<br />
Nel 1960 moriva <strong>Adriano Olivetti,</strong> che teorizzava il centro dello sviluppo in una visione nuova della comunità, di cui fosse parte attiva e responsabile il tessuto produttivo, ad oggi siamo decisamente lontani da simili “sensibilità” imprenditoriali. Purtuttavia e sempre da cooperatori, ci risulta abbastanza facile pensare alla comunità come risposta allo spaesamento provocato dalla globalizzazione e che tutto quello che quotidianamente costruiamo sia qualcosa di acquisito, non solo per noi stessi, ma per tutta la comunità. Ecco che allora è sembrato abbastanza coerente con il nostro Dna ipotizzare che le persone e le loro idee possano essere il motore per un nuovo modo di fare sviluppo e lavoro che veda però la comunità come suo principale interlocutore e mercato.</p>
<p>Il terzo valore nasce dal fatto che crediamo nel lavoro e nella sua funzione di <strong>costruire società</strong>. Il nostro scopo associativo mette il lavoro quale pilastro fondamentale del nostro agire quotidiano e anche in questo senso ci colloca in una posizione piuttosto particolare nei confronti della nostra quotidianità economica. Certo è che, lontani da facili celebrazioni che potrebbero aprire a banali retoriche, il tema da considerare centrale è quello del lavoro e della sua funzione di costruire società. Il lavoro è innegabilmente uno strumento cardine di emancipazione sociale di ogni uomo e donna, dietro al quale si nascondono infiniti progetti di vita. E su questo tema non è quindi superfluo dire che un posto di lavoro a tempo indeterminato non vale tanto quanto un posto a tempo determinato, o meglio ancora di un contratto a progetto … Ecco che allora vogliamo sottolineare con forza l’importanza di creare lavoro e lavoro che sia sufficientemente stabile nel tempo da sorreggere progetti di vita e di società, attingendo proprio a quel bacino di risorse non impiegate che il mercato attuale respinge o non sa più vedere e utilizzare.</p>
<p>Infine, crediamo nel lavoro di <strong>rete</strong> e nei <strong>legami</strong>. Siamo stati abituati, e non sempre senza una certa fatica, a dover ragionare in rete con tutto il mondo legato ai nostri servizi e alle persone alle quali prestiamo assistenza. Nel tempo però ci siamo accorti della straordinaria forza di fare rete e soprattutto dell’essere parte di tutta una serie di legami che sono essi stessi elemento centrale e chiave di un nuovo modo di fare sviluppo. Certo faticoso, certo complesso ma sicuramente vero, partecipato e soprattutto responsabile.</p>
<p><strong>G.: Da un certo punto di vista, FAB è decisamente un progetto rivoluzionario!</strong><br />
<strong>M.</strong>: Infatti! <span style="text-decoration: underline;">Uomini, imprese con una forte responsabilità e senso di appartenenza alla comunità nella quale operano, il lavoro come progetto di società, e legami forti e virtuosi possono essere quattro elementi di stravolgimento di un modo oramai spersonalizzato di vedere e interpretare il nostro futuro</span>. Ecco allora che FAB ci è sembrato il contenitore capace di esprimere tutti questi perché e contestualmente l’occasione buona per rompere molti schemi che ci stanno disorientando rispetto al futuro. Con FAB abbiamo iniziato a guardare al domani in modo così responsabile da dire: “lo facciamo da soli!”. Forse questo non sarà molto ma penso che potrà aiutarci ad andare oltre gli egoismi corporativi e i relativismi della politica, e magari ci aiuterà a ritrovare per un po’ un’identità personale e sociale attorno ad una speranza e a non spegnere quella parte di assoluto che è in tutti noi.</p>
<p><strong>VUOI SCOPRIRE IL PROGETTO? HAI UNA BUONA IDEA E VUOI REALIZZARLA?</strong> <a style="font-weight: bold;" href="http://www.i-fab.it/" target="_blank">VISITA IL SITO FAB!</a></p>
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		<title>Digital Awareness Project: teatro d&#8217;impresa per la tecno-consapevolezza</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/digital-awareness-project-teatro-dimpresa-la-tecno-consapevolezza/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 11:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Performance]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro d'impresa]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un'idea del giornalista Federico Guerrini e di Alessandro Rinaldi, nasce il progetto Digital Awareness, per riflettere su comunicazione digitale e uso consapevole delle nuove tecnologie usando la performance come strumento di analisi critica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/digital-awareness-project-teatro-dimpresa-la-tecno-consapevolezza/attachment/banner-sito-e-facebook/" rel="attachment wp-att-544"><img class="aligncenter size-full wp-image-544 colorbox-541" title="banner-sito-e-facebook" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/09/banner-sito-e-facebook.png" alt="" width="610" height="176" /></a></p>
<p>Tra le tante sfide che le aziende moderne si trovano a dover affrontare c&#8217;è anche quella di integrare in maniera efficiente la tecnologia all&#8217;interno del proprio flusso lavorativo. Non soltanto dal punto di vista procedurale, ma anche minimizzando i potenziali effetti negativi di un&#8217;eccessiva dipendenza psicologica e funzionale dai nuovi media. Che si guardi al modo in cui le organizzazioni vengono travolte dalla cosiddetta sindrome da email o sottoposte a tensioni prima sconosciute per aver dovuto delegare tutte queste forme di esperienza richiedono analisi e pensiero critico, necessitano di confronto tra esperienze e mondi diversi.</p>
<div id="toc_container" class="toc_wrap_right no_bullets"><p class="toc_title">Indice dei contenuti</p><ul class="toc_list"><li><a href="#Il_progetto_Digital_Awareness">1 Il progetto Digital Awareness</a></li><li><a href="#Il_Contest">2 Il Contest</a></li><li><a href="#Chi_ha_avuto_l8217idea">3 Chi ha avuto l&#8217;idea</a></li><li><a href="#Dove_approfondire">4 Dove approfondire</a></li></ul></div>
<h2><span id="Il_progetto_Digital_Awareness">Il progetto Digital Awareness</span></h2>
<p>Da queste premesse e da un&#8217;idea del giornalista <strong>Federico Guerrini</strong> e di <strong>Alessandro Rinaldi</strong> di <strong><a href="http://www.dofcounseling.com" target="_blank">Dof Consulting</a></strong> nasce il <strong>progetto Digital Awareness</strong>, che verrà presentato da Guerrini stesso il 6 ottobre, all&#8217;<strong><a href="http://www.internetfestival.it/" target="_blank">Internet Festival</a> di Pisa</strong>, nell&#8217;ambito del panel dal titolo<strong> “<a href="http://www.internetfestival.it/eventi/contro-la-dittatura-del-tempo-reale/" target="_blank">Contro la dittatura del tempo reale. Percorsi per un uso consapevole del web</a>”.</strong><br />
“Connettersi alla Rete è ormai diventato facilissimo – racconta Guerrini &#8211; il difficile è diventato staccare e assicurarsi quelle parti di silenzio e distacco anche interiore necessarie per ricaricarsi e affrontare in maniera equilibrata il rapporto con gli altri. Scoprire dei <strong>meccanismi di equilibrio e di consapevolezza</strong> è diventato fondamentale, a tutti i livelli, nella nostra società per facilitare il rapporto con le potenzialità e i rischi della comunicazione digitale”.</p>
<p>A livello di metodologia, il progetto utilizza il modello di lavoro della “<strong>Critical Performance</strong>”, sviluppato dalla società di consulenza e formazione Dof Consulting in anni di lavoro nell&#8217;ambito della <strong>facilitazione</strong> dei gruppi. “Il senso è quello di lavorare sull’idea di <strong>performance come strumento di analisi critica</strong>”, spiega Alessandro Rinaldi. “In questo momento storico, è fondamentale ritrovare una dimensione sociale forte all&#8217;interno delle comunità e quindi anche delle organizzazioni. Quello della comunicazione digitale e della presenza online è senz&#8217;altro uno dei temi forti su cui si giocano molte scommesse future perché richiama i concetti di responsabilità, di consapevolezza e di centralità della persona all&#8217;interno di un mondo sempre più abitato dalla tecnologia.”</p>
<p>La performance, vista come intreccio possibile di linguaggi di rappresentazione (dal teatro alla poesia, dalla musica alla danza, dalla satira all’installazione artistica, dalla scrittura alla multimedialità) diventa così uno strumento potente per rappresentare e agire una riflessione critica su un tema di forte rilevanza sociale. <strong>Attraverso lo strumento del teatro d&#8217;impresa, le organizzazioni hanno modo di inscenare i conflitti che la tecnologia genera o esaspera al loro interno, prendendo consapevolezza del problema</strong>. Tipicamente, infatti, l&#8217;attrito dovuto a un uso errato degli strumenti moderni viene rimosso, per timore di apparire inadeguati e non al passo coi tempi.</p>
<p>In quello che è un vero e proprio <strong>contest di critical performance della durata di due giornate</strong>, gruppi ristretti di partecipanti, provenienti e rappresentativi di diverse realtà professionali e sociali si daranno amichevolmente battaglia attraverso lo strumento della performance per far emergere testimonianze, visioni critiche, possibili soluzioni e visioni di mutamento in grado di alimentare una riflessione seria, continua e approfondita sul grande tema della Digital Awareness, la consapevolezza e il pensiero critico come basi per trovare la giusta distanza o, quantomeno, una relazione bilanciata rispetto alla comunicazione digitale.</p>
<h2><span id="Il_Contest">Il Contest</span></h2>
<p>Nella forma del contest, i gruppi riceveranno il titolo preciso su cui lavorare nella prima giornata di lavoro e avranno al massimo 24 ore per elaborare una rappresentazione del reale attraverso i linguaggi prescelti di performance e proporre un messaggio di riflessione critica. I gruppi saranno aiutati dai facilitatori e guidati ad esprimere al massimo le proprie potenzialità creative. Col loro aiuto, potranno quindi elaborare modalità personalizzate di interazione e integrazione di questi strumenti all&#8217;interno della propria realtà.</p>
<p>Oltre al contest, il team del progetto Digital Awareness progetta <strong>percorsi formativi su misura</strong> per tutte quelle realtà che vogliono elaborare al proprio interno la tematica della consapevolezza digitale e di un rapporto più equilibrato con le nuove tecnologie.</p>
<h2><span id="Chi_ha_avuto_l8217idea">Chi ha avuto l&#8217;idea</span></h2>
<p>Il progetto nasce da un&#8217;idea di <strong>Federico Guerrini</strong> e <strong>Alessandro Rinaldi</strong>.</p>
<p>Federico è <strong>giornalista</strong>, <strong>scrittore</strong> e <strong>consulente di nuove tecnologie</strong>.<br />
Si dedica da anni al settore dei social media, sviluppando, in particolare, il tema dei social network e dell’uso consapevole di Internet. Collabora con varie testate (La Stampa.it, l’Espresso, Wired.it, Sky.it) e lo si può trovare come ospite all’interno di programmi televisivi (“Diario di famiglia, Rai 3; “Giovedì Innovazione”) e radiofonici (Radio 24 Mattina, “Arcobaleno” della Radio Televisione Svizzera Italiana, “Start” di Radio Rai Uno e altri). ha pubblicato molti testi sull&#8217;uso della rete. il più recente è <em>Vivere Social – manuale per imprenditori ai tempi di Faceboo</em>k (2011).<br />
Il suo sito ufficiale è <strong><a href="http://www.federicoguerrini.com" target="_blank">federicoguerrini.com</a></strong></p>
<p>Alla guida di <strong><a href="http://dofcounseling.com/" target="_blank">DOF Consulting</a></strong>, Alessandro Rinaldi vive in equilibrio tra social art e progetti di sviluppo organizzativo, lavora a livello internazionale su progetti di crescita delle comunità sociali attraverso l’arte e i modelli di apprendimento centrati sull’esperienza.<br />
Process Counseling Founder, è fondatore di diversi collettivi artistici tra cui DMAV – Dalla maschera al volto e Kant machine. Realizza progetti di consulenza e formazione per grandi aziende italiane e internazionali ed è autore di numerose pubblicazioni sullo sviluppo delle potenzialità personali e organizzative e sulle nuove metodologie di formazione e coaching. Esperto di Teatro di impresa per lo sviluppo organizzativo, realizza spettacoli di business theatre con numerose aziende.</p>
<h2><span id="Dove_approfondire">Dove approfondire</span></h2>
<p><strong>SITO</strong>: <strong><a href="www.digitalawareness.it" target="_blank">digitalawareness.it</a></strong><br />
Pagina <strong><a href="www.facebook.com/DigitalAwarenessProject" target="_blank">Facebook</a></strong><br />
<strong>Twitter</strong>: <strong><a href="https://twitter.com/digiawareness" target="_blank">@digiawareness</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Smart City: tecnologia e dati al servizio della persona</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/smart-city-tecnologia-dati-al-servizio-della-persona/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 17:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[DMAV]]></category>
		<category><![CDATA[e-government]]></category>
		<category><![CDATA[Home. Something Little In This Home]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>
		<category><![CDATA[Pordenone più facile]]></category>
		<category><![CDATA[settore pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[smart city]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Le smart cities rappresentano una bella occasione per ripensare le modalità di convivenza di una comunità, dove ogni persona può diventare protagonista del territorio che abita, dialogando con le altre persone e con le istituzioni per costruire assieme un sistema di senso da cui tutti possano trarre beneficio. A Pordenone una bella iniziativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/smart-city-tecnologia-dati-al-servizio-della-persona/attachment/2012_09_11_pordenone__facile/" rel="attachment wp-att-537"><img class="aligncenter size-full wp-image-537 colorbox-536" title="2012_09_11_Pordenone_+_facile" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/09/2012_09_11_Pordenone_+_facile.jpg" alt="" width="610" height="406" /></a></p>
<p>Ultimamente, si fa un gran parlare di <strong><em>Smart Cities</em></strong>. Di cosa si tratta? Una delle definizioni possibili è quella di sistemi urbani integrati in cui i dati e le informazioni prodotti dai cittadini e dalle strutture pubbliche e private vengono raccolte e fatte dialogare fra loro, in modo da realizzare servizi nuovi o più efficienti in grado di migliorare la vivibilità delle città e la qualità della vita delle persone. Oppure, come ha scritto <strong>Michele Vianello</strong> (Direttore Generale del <strong>VEGA</strong> &#8211; Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia) <a href="http://www.michelecamp.it/archives/2692" target="_blank">qualche tempo fa</a>, &#8220;la città intelligente è un luogo dove le persone hanno a disposizione in modo diffuso, condividendola e implementandola, la conoscenza&#8221;.</p>
<p><strong>Andrea Di Maio</strong>, analista alla Gartner Research ed esperto di settore pubblico, e-government e web 2.0, ha una prospettiva ancora diversa. Di Maio &#8220;rifiuta&#8221; l&#8217;idea secondo cui a fare di una città una <em>smart city</em> sarebbe unicamente la tecnologia. In un articolo intitolato <em><a href="http://blogs.gartner.com/andrea_dimaio/2012/08/10/technology-is-almost-irrelevant-for-smart-cities-to-succeed/" target="_blank">Technology Is Almost Irrelevant for Smart Cities To Succeed</a></em> (La tecnologia è pressoché irrilevante per il successo di una Smart City), scrive infatti che il nocciolo della questione sta altrove:</p>
<blockquote><p>&#8220;Mentre le tecnologie oggi disponibili per raccogliere, elaborare e scambiare informazioni, per controllare sensori e meccanismi automatici, per analizzare e visualizzare le prestazioni sono pressoché le stesse in tutto il mondo, il ruolo che i governi cittadini giocano in ciascuno dei settori che sono chiamati a cooperare fra loro varia moltissimo. Identificare fin da dall&#8217;inizio in che modo questo ruolo può contribuire a favorire o a rallentare gli obiettivi di una smart city è di gran lunga più importante che guardare alle tecnologie [...] il problema vero non è tanto come dovrà essere l&#8217;assetto futuro della città (dal momento che potrebbe risultare irrealizzabile per tutta una serie di motivi culturali o politici), ma come lavorare entro i limiti imposti dallo stato attuale delle cose e seguire ugualmente una roadmap ragionevole&#8221;.*</p></blockquote>
<p>In ogni caso e qualunque sia la definizione che ci sentiamo di condividere, il ripensamento in chiave di <em>smart city</em> delle nostre realtà urbane resta una bella occasione per ripensare le modalità di convivenza di una comunità, dove ogni persona può diventare protagonista del territorio che abita, dialogando con le altre persone e con le istituzioni per costruire assieme un sistema di senso da cui tutti possano trarre beneficio.</p>
<p>Fa quindi piacere che si moltiplichino le iniziative che cercano di calare nelle singole realtà questi concetti, stimolando la partecipazione dei cittadini alla creazione di nuove linee di evoluzione dell&#8217;oggetto città. A Pordenone, per esempio, parte fra qualche giorno l&#8217;iniziativa &#8220;<strong>Pordenone più facile</strong>&#8220;: una serie di sessioni di &#8220;<strong>progettazione partecipata&#8221;</strong>, che porterà all&#8217;elaborazione del nuovo <strong>Piano Regolatore Generale</strong>, all&#8217;insegna di una maggior &#8220;facilità d&#8217;uso&#8221; della città.</p>
<p>Il Sindaco <strong>Claudio Pedrotti</strong> e l&#8217;Assessore all&#8217;Urbanistica <strong>Martina Toffolo</strong> spiegano in un video il senso dell&#8217;operazione e in che fase si trova:</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/qhOJTF2wZ3I" frameborder="0" width="450" height="253"></iframe></p>
<p>La giornata di lancio del 15 settembre si articolerà in diversi momenti. Nel corso della mattina, quattro esperti della materia - <strong><a href="http://blog.debiase.com/" target="_blank">Luca De Biase</a></strong>, <strong><a href="http://www.cottica.net/" target="_blank">Alberto Cottica</a></strong>, lo stesso <strong><a href="http://www.michelecamp.it/" target="_blank">Michele Vianello</a></strong> ed <strong><a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/speaker/elisabetta-tola" target="_blank">Elisabetta Tola</a></strong> - racconteranno lo stato dell&#8217;arte della <em>smart city</em>, dell&#8217;open government e degli open data. Gli amministratori di quattro città italiane &#8211; Bologna, Torino, Milano e Genova &#8211; illustreranno la loro via alla smart community e i progetti in corso per migliorare la condivisione di informazioni e la qualità della vita dei loro cittadini. Nel pomeriggio toccherà ai cittadini di Pordenone intrecciare le riflessioni tecnico-istituzionali con le riflessioni locali-identitarie, dando vita a un momento di riflessione e confronto da cui scaturiranno i temi dei successivi laboratori tematici (in programma il 29 settembre, 13 ottobre, 27 ottobre, 10 novembre e 24 novembre).</p>
<p>Ovviamente, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare (senza contare che potrà approfittare dell&#8217;ultimo giorno utile per visitare la mostra del <strong>collettivo di Social Art DMAV</strong>, <em><a href="http://http://www.circolidiascolto.org/visioni/social-art/" target="_blank">Home. Something Little In This Home</a></em>, nato anch&#8217;esso da un progetto di valorizzazione delle risorse del territorio che riflette sulle potenzialità di persone e comunità).</p>
<p><strong>LINK UTILI</strong></p>
<p><strong>COSA</strong>:  &#8221;Pordenone più facile&#8221;<br />
<strong>DOVE</strong>: Palazzo Badini, Piazzetta Cavour, Pordenone<br />
<strong>QUANDO</strong>:  15 settembre, dalle ore 9.30 alle ore 17.30.<br />
<strong>Per informazioni e approfondimenti</strong>, rimandiamo al sito ufficiale dell&#8217;iniziativa <strong><a href="http://comune.pordenone.it/it/comunichiamo/pordenone-piu-facile" target="_blank">Pordenone più facile</a>.</strong></p>
<p>* la traduzione è mia, l&#8217;originale inglese si trova <strong><a href="http://blogs.gartner.com/andrea_dimaio/2012/08/10/technology-is-almost-irrelevant-for-smart-cities-to-succeed/" target="_blank">QUI</a></strong>. <em><a href="http://http://www.comune.pordenone.it/it/comunichiamo/pordenone-piu-facile" target="_blank">Image Source</a></em>.</p>
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		<title>The Village al X Workshop sull&#8217;impresa sociale di Riva!</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/esperienze/village-al-workshop-sullimpresa-sociale-di-riva/</link>
		<comments>http://www.circolidiascolto.org/esperienze/village-al-workshop-sullimpresa-sociale-di-riva/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 07:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[The Village]]></category>
		<category><![CDATA[FAB]]></category>
		<category><![CDATA[impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[The Village Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop sull’impresa sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Si aprirà fra pochi giorni, il 13 e 14 settembre, a Riva del Garda il tradizionale appuntamento con il Workshop sull’impresa sociale, organizzato da Iris Network. Ci sarà anche The Village, con ben due iniziative!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/esperienze/village-al-workshop-sullimpresa-sociale-di-riva/attachment/534/" rel="attachment wp-att-534"><img class="aligncenter size-full wp-image-534 colorbox-532" title="&lt;Digimax 430 / Kenox D430&gt;" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/09/2012_09_10_Workshop_RIva.jpg" alt="" width="610" height="458" /></a></p>
<p>Si aprirà fra pochi giorni, il 13 e 14 settembre, a <strong>Riva del Garda</strong> l&#8217;ormai tradizionale appuntamento con il <strong><a href="http://www.irisnetwork.it/category/workshop/" target="_blank">Workshop sull’impresa sociale</a></strong>, organizzato da <strong>Iris Network</strong>. E ci sarà anche <strong>The Village</strong>, con ben due iniziative!</p>
<p>Giunto quest’anno alla sua decima edizione, il Worshop rappresenta uno degli appuntamenti più importanti e prestigiosi per il settore a livello nazionale. Nato come appuntamento interno alla comunità scientifica, il Workshop è in realtà fin da subito diventato l’occasione di confronto a più ampio raggio. Gli oltre trecento partecipanti delle ultime edizioni sono stati non solo ricercatori e studenti, ma in maggioranza operatori e dirigenti di imprese sociali e organizzazioni del terzo settore, esponenti della pubblica amministrazione, rappresentanti del mondo dell’impresa for-profit e del credito. Il Workshop è diventato, col tempo, un appuntamento che favorisce lo scambio fra imprenditori sociali e ricercatori, individuando l’innovazione come tema conduttore e la discussione di buone prassi come cifra metodologica.</p>
<p>Quest&#8217;anno il Worshop è dedicato al tema &#8220;<strong>Innovazione su misura. Fare di più con meno</strong>&#8220;. La scelta parte dalla considerazione che <strong>l’impresa sociale sta vivendo una delle fasi più difficili e insieme più interessanti della sua esistenza</strong>. Da una parte la resilienza di molte cooperative sociali e altre imprese sociali è messa a dura prova dalla crisi che taglia le risorse e moltiplica i bisogni. D’altro canto riemerge, soprattutto in ambito internazionale, l’interesse per forme imprenditoriali in grado di produrre beni di interesse collettivo, anche se con approcci non sempre chiari rispetto alle modalità di costituzione, funzionamento e gestione. A fronte di sollecitazioni e impegni che si moltiplicano, <strong>i tradizionali schemi di azione non sembrano più così efficaci</strong> e impongono alle imprese sociali di elaborare, in tempi brevi, strategie che rompano con il passato recente. Come produrre servizi di welfare senza contare sulle risorse pubbliche? Come garantire l’inclusione lavorativa in una congiuntura recessiva dell’economia? Come promuovere partecipazione in quadro deteriorato della socialità? Come sostenere gli investimenti con costi finanziari elevati? Come migliorare organizzazione e governance d’impresa superando i vincoli normativi?</p>
<p>Oltre alle <strong>sessioni plenarie</strong>, il Worshop propone una serie di laboratori tematici (scaricate il <a href="http://www.irisnetwork.it/wp-content/uploads/2012/08/Workshop_impresa_sociale2012.pdf" target="_blank">Programma completo</a> per vedere tutti gli appuntamenti). In uno di quelli che si svolgerà la mattina del 14, dedicato agli acceleratori e incubatori per start-up sociali e organizzato da <strong><a href="http://www.aiccon.it/" target="_blank">A.I.C.C.O.N</a>.</strong>, verrà presentata l&#8217;esperienza di <strong><a href="http://www.insidethevillage.org/news/village-una-academy-al-servizio-dellinnovazione-sociale/" target="_blank">FAB!, l&#8217;incubatore per lo sviluppo sociale</a></strong> di cui vi abbiamo già parlato e al cui interno <strong>The Village</strong> svolgerà una funzione importante, essendo lo strumento di facilitazione che verrà usato all&#8217;interno della <strong>Village Academy</strong> (cui dà anche il nome).</p>
<p>Nelle sessioni parallele, sia il pomeriggio del 13 che la mattina del 14, sarà poi possibile partecipare alle <strong>sessioni di presentazione/gioco di The Village</strong>. Si tratterà di <strong>introduzioni declinate in modo specifico per il mondo della cooperazione sociale</strong>, al cui interno sarà possibile cominciare a conoscere lo strumento, ma anche provare a immaginare fin da subito come potrebbe essere utilizzato all&#8217;interno delle singole realtà. Il team di <strong>The Village</strong> è anche disponibile a incontri dedicati a singole organizzazioni, per prenotarne uno è sufficiente scrivere a <strong><a href="mailto:info@insidethevillage.org" target="_blank">info@insidethevillage.org</a></strong></p>
<p>Il Workshop avrà un&#8217;<strong>anteprima milanese</strong> l&#8217;11 settembre. Si tratta di una <strong><a href="http://www.irisnetwork.it/wp-content/uploads/2010/04/elfo-news.pdf" target="_blank">tavola rotonda</a></strong> che si svolgerà nell’ambito di un seminario organizzato in collaborazione con <strong>Vita</strong>, <strong>Legacoop cultura Lombardia</strong> e il <strong>Teatro dell’Elfo</strong> (che sarà anche la sede dell’incontro). Un’occasione per conoscere in anteprima i temi che verranno trattati a Riva. Le parole chiave del Workshop – “innovazione su misura” e “fare di più con meno” – verranno approfondite guardando a uno specifico settore: la <strong>produzione culturale</strong>.</p>
<p>Sempre a Riva, da segnalare anche <strong><a href="http://www.irisnetwork.it/2012/08/fuori-wis/" target="_blank">FUORI WIS</a></strong>, evento nell&#8217;evento: uno spazio informale dove sviluppare approfondimenti e analisi, seguire dibattiti e incontri.</p>
<p><strong>X WORSHOP SULL&#8217;IMPRESA SOCIALE</strong><br />
13-14 settembre 2012<br />
Centro Congressi Riva del Garda (TN)</p>
<p><strong>LINK UTILI</strong></p>
<p>Il <strong><a href="http://www.irisnetwork.it/" target="_blank">SITO</a></strong> di Iris Network<br />
Il <strong><a href="http://www.irisnetwork.it/wp-content/uploads/2012/09/wisX_programma.pdf" target="_blank">Programma</a></strong> del Workshop<br />
Il <strong><a href="http://fuoriwis.tumblr.com/" target="_blank">Tumblr</a></strong> di FUORI WIS</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Il post è uscito inizialmente sul sito di <strong><a href="http://www.insidethevillage.org/news/eventi/village-al-workshop-sullimpresa-sociale-di-riva/" target="_blank">THE VILLAGE</a></strong>. Le informazioni sul Workshop sono tratte e adattate dal sito di <strong>Iris Network</strong>]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il welfare aziendale fa bene (anche) al bilancio</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/blog/il-welfare-aziendale-fa-bene-anche-al-bilancio/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2012 09:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Tinunin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[benessere organizzativo]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il welfare aziendale all'italiana, fra modelli esterni e pratiche che devono fare i conti con gli stili di vita nazionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/blog/il-welfare-aziendale-fa-bene-anche-al-bilancio/attachment/2012_09_04_welfare_aziendale/" rel="attachment wp-att-529"><img class="size-medium wp-image-529 alignleft colorbox-528" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="2012_09_04_Welfare_aziendale" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/09/2012_09_04_Welfare_aziendale-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
&#8220;Maggiordomo, palestre, asili nido e lavanderie. E soprattutto, flessibilità. Negli orari, nei contratti di lavoro e anche negli stipendi. Per scovare esempi di welfare aziendale non serve arrivare fino alla Silicon Valley. Anche in Italia, piccole, medie e grandi aziende cominciano a darsi da fare per somigliare agli edifici colorati del Googleplex. Con una novità: i servizi dedicati anche ai padri. Che possono chiedere permessi e orari flessibili per i figli proprio come le donne.&#8221;</p>
<p>-&gt; Leggi il resto dell&#8217;articolo di <strong>Lidia Baratta</strong> su <strong><a href="http://www.linkiesta.it/baby-sitter-e-maggiordomo-la-produttivita-parte-dal-welfare#ixzz25UPk7sFA" target="_blank">Linkiesta<br />
</a></strong></p>
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		<title>HOME: la Social Art per aiutare i bambini vittime di guerra</title>
		<link>http://www.circolidiascolto.org/visioni/social-art/</link>
		<comments>http://www.circolidiascolto.org/visioni/social-art/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2012 09:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[DMAV - Dalla maschera al volto]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[DMAV]]></category>
		<category><![CDATA[DMAV #0030]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin]]></category>
		<category><![CDATA[Home. Something little in this town]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 settembre, DMAV #0030 Home. Something little in this town torna a Pordenone per un progetto in partnership con la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/visioni/social-art/attachment/2012_08_30_dmav30/" rel="attachment wp-att-526"><img class="aligncenter size-full wp-image-526 colorbox-521" title="2012_08_30_DMAV30" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/08/2012_08_30_DMAV30.jpg" alt="" width="610" height="404" /></a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Un progetto in partnership con la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin</strong></span></p>
<p><strong>Venerdì 7 settembre inaugura a Palazzo Badini (PN) la mostra DMAV #0030 </strong><em><strong>Home. Something little in this town</strong></em></p>
<p>Dopo il successo della presentazione in anteprima di giugno presso l&#8217;ex chiostro di San Francesco a Pordenone, l’installazione <strong><em>Home</em></strong> si presenta al pubblico negli spazi di <strong>Palazzo Badini</strong>, a Pordenone.<br />
L’installazione è nata in occasione della partenza del progetto <a href="http://www.i-fab.it/" target="_blank"><strong>Fab!</strong></a>, contenitore di sviluppo sociale e imprenditoriale ideato dalla <strong>Cooperativa Itaca</strong> con il supporto di <strong>Dof Consulting</strong>. L’opera parte da uno studio fotografico che misura il rapporto tra piccoli segni e contesto, mettendo in scena uno sbarco di minuscoli astronauti nella città di Pordenone, accompagnati da un uovo da viaggio. La piccola carovana di viaggiatori spaziali si inserisce nel contesto dei luoghi più significativi della città, fornendo così un’interpretazione alternativa e visionaria degli spazi urbani e dei progetti di sviluppo sociale che possono ospitare. A partire dall’installazione fotografica e dall’utilizzo di uova spaziali giganti, <strong>DMAV</strong> si prepara ad atterrare a <strong>Palazzo Badini a Pordenone</strong> per una nuova tappa di sperimentazione artistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.circolidiascolto.org/visioni/social-art/attachment/2012_08_30_dmav_claudio_pedrotti/" rel="attachment wp-att-525"><img class="aligncenter size-full wp-image-525 colorbox-521" title="2012_08_30_Dmav_Claudio_Pedrotti" src="http://www.circolidiascolto.org/wp-content/uploads/2012/08/2012_08_30_Dmav_Claudio_Pedrotti.jpg" alt="" width="550" height="365" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="toc_container" class="toc_wrap_right no_bullets"><p class="toc_title">Indice dei contenuti</p><ul class="toc_list"><li><a href="#Perch_riproporre_HOME_a_Pordenone">1 Perché riproporre HOME a Pordenone?</a></li><li><a href="#Fondazione_Luchetta_Ota_D8217Angelo_Hrovatinun_partner_importante_per_tanti_motivi">2 Fondazione Luchetta Ota D&#8217;Angelo Hrovatin: un partner importante, per tanti motivi</a></li><li><a href="#INFO">3 INFO</a></li><li><a href="#LINK">4 LINK</a></li></ul></div>
<h2><span id="Perch_riproporre_HOME_a_Pordenone">Perché riproporre HOME a Pordenone?</span></h2>
<p>Qualcuno ci ha chiesto perché abbiamo deciso di riproporre le opere di <strong>Home</strong> e di farlo a Pordenone. In fondo, chi ha partecipato all&#8217;inaugurazione di <strong>Fab!</strong> ha già avuto modo di ammirarle e questo è vero: proprio in quell&#8217;occasione abbiamo incontrato il <strong>Sindaco di Pordenone</strong> e da lì è nata l&#8217;idea di trovare un modo per allargare il pubblico e dare la possibilità ai pordenonesi di ritrovare spicchi della loro città in un progetto artistico e sociale che a Pordenone nasce e affonda le sue radici. Nelle immagini fotografiche, fra un micronauta e l&#8217;altro, si indovinano infatti la sagoma del <strong>Teatro Verdi</strong>, le rose di <strong>Parco Galvani</strong> e altri luoghi cittadini (su <strong>Facebook</strong> si può vedere la <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10151046395661335.488853.98605976334&amp;type=3" target="_blank">gallery del backstage</a>, dove sono riconoscibili molti scorci). Dato che il 29 giugno le opere sono state esposte per qualche ora soltanto, l&#8217;idea era quella di dare ai pordenonesi che non erano presenti l&#8217;opportunità di visitare la mostra e riconoscersi, in quanto comunità, in un progetto di Social Art nato per valorizzare il territorio e creare una rete per l&#8217;innovazione sociale.<br />
<strong>DMAV #0030</strong> è firmata da me (<strong>Alessandro Rinaldi</strong>), <strong>Manolo Battistutta</strong> e <strong>Nicola Gaiarin</strong> per conto del collettivo.</p>
<p><a href="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/08/2012_08_28_Fondazione_Luchetta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1171 colorbox-521" title="2012_08_28_Fondazione_Luchetta" src="http://dofcounseling.com/wp-content/uploads/2012/08/2012_08_28_Fondazione_Luchetta.jpg" alt="" width="550" height="359" /></a></p>
<h2><span id="Fondazione_Luchetta_Ota_D8217Angelo_Hrovatinun_partner_importante_per_tanti_motivi"><strong>Fondazione Luchetta Ota D&#8217;Angelo Hrovatin: </strong><strong>un partner importante, per tanti motivi</strong></span></h2>
<p>Una volta deciso di riproporre le opere di <strong>Home</strong> a tutta la città, abbiamo pensato &#8211; insieme agli amici della <strong>Coop. Itaca</strong> &#8211; che sarebbe stato bello legare l&#8217;evento a un&#8217;iniziativa benefica. Ed ecco perché il progetto <strong>Home</strong> viene realizzato in <strong>partnership</strong> con la <a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/welcome.asp" target="_blank"><strong>Fondazione Luchetta Ota D&#8217;Angelo Hrovatin</strong></a> di Trieste. In particolare, parte dei proventi derivanti dalla vendita delle opere di <strong>Home</strong> esposte durante la mostra verrà utilizzata per il progetto della Fondazione dedicato al recupero della <strong>Casa di Accoglienza di Via Valussi a Trieste</strong>, che accoglie ogni anno bambini malati da tutto il mondo, provenienti da zone di guerra e bisognosi di cure mediche e di assistenza insieme alle loro famiglie. L&#8217;iniziativa riguarda tutte le opere di <strong>Home</strong> che verranno vendute nelle prossime tappe espositive in giro per l&#8217;Italia e attraverso la <strong><a href="http://www.dallamascheraalvolto.it/gallery/dmav-0030-home-town/" target="_blank">Gallery</a></strong> dedicata sul sito <strong>Dalla maschera al volto</strong>, dove si possono vedere le opere e conoscerne i dettagli.</p>
<p>La <strong>Fondazione Luchetta Ota D&#8217;Angelo Hrovatin </strong>è nata nel 1994 come Comitato in memoria dei giornalisti <strong>Marco Luchetta</strong>, <strong>Sasha Ota</strong> e <strong>Dario D&#8217;Angelo</strong>, inviati RAI uccisi da una granata a Mostar quello stesso anno. Stavano realizzando uno speciale per il TG1 sui bambini vittime della guerra nell&#8217;ex Jugoslavia. Sempre nel &#8217;94, viene ucciso a Mogadiscio, in Somalia, l&#8217;operatore <strong>Miran Hrovatin</strong>. Il Comitato diventa Fondazione, intitolata a tutti e quattro. Scopo della Fondazione (che ha ricevuto in seguito la qualifica di Onlus) è quello di aiutare in prevalenza bambini malati che vivono (o hanno vissuto) al fronte e le loro famiglie. Bambini che necessitano di cure mediche urgenti e interventi che non potrebbero avere nei loro paesi e che arrivano in Italia da ogni parte del mondo: Albania, Algeria, Bielorussia, Bosnia, Cecenia, Etiopia, Libia, Nigeria, Somalia sono sono alcuni dei paesi di provenienza, triste specchio di quanti sono ancora nel mondo i teatri di guerra e i contesti territoriali in cui non è possibile accedere ai servizi di assistenza minimi, nemmeno per i bambini. Ospitati nelle strutture di accoglienza e nelle foresterie messe a disposizione dalla Fondazione e gestiti da volontari, queste famiglie vengono sostenute nelle spese mediche, di viaggio e di permanenza nel nostro paese. Il primo <strong>Centro di accoglienza</strong> è stato inaugurato nel 1998 a Trieste ed è proprio quello di <strong><a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/fondazione/strutture.asp" target="_blank">via Valussi</a></strong>, alla cui ristrutturazione speriamo di contribuire il più possibile e per cui chiediamo l&#8217;aiuto di tutti.</p>
<p>Attualmente, sono presenti nelle strutture triestine 23 pazienti, 12 madri, 8 padri, 4 figli, 3 Sorelle, 2 fratelli donatori, 2 figlie, 1 Sorella donatrice per un totale di 55 persone che vengono assistite nelle loro quotidiane esigenze mediche e logistiche. (dati aggiornati ad agosto 2012 e pubblicati sul sito ufficiale della Fondazione). La Fondazione opera anche al di fuori dei confini italiani, con progetti di assistenza e interventi di vario tipo, come ad esempio l&#8217;iniziativa di <strong><a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/contributi/RID/rid1.asp" target="_blank">Adozioni a distanza</a></strong>. Per essere sempre aggiornati su tutte le attività in corso, vi consigliamo di iscrivervi alla <strong><a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/contributi/newsletter.asp" target="_blank">Newsletter</a></strong>.</p>
<h2><span id="INFO">INFO</span></h2>
<p>VENERDÌ 7 SETTEMBRE presso Palazzo Badini<br />
Piazzetta Cavour, Pordenone<br />
h 18.00 &#8211; 21.00<br />
Apertura al pubblico da sabato 8 settembre a sabato 15 settembre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00</p>
<h2><span id="LINK">LINK</span></h2>
<p>Sito della <strong><a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/welcome.asp" target="_blank">Fondazione Luchetta Ota D&#8217;Angelo Hrovatin</a><a href="http://www.fondazioneluchetta.org/_it/welcome.asp" target="_blank"><br />
</a><a href="http://www.dallamascheraalvolto.it/dmav-le-uova-spaziali-linnovazione-sociale/" target="_blank">Post</a></strong> su<strong> DMAV #0030<br />
<a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10151046395661335.488853.98605976334&amp;type=3" target="_blank">Backstage</a></strong> del set fotografico<strong> <strong>DMAV #0030</strong><br />
<a href="http://www.dallamascheraalvolto.it/" target="_blank">Sito Dalla maschera al volto</a> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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