DMAV in Sopraffactions

Palazzo Ruggi D’Aragona, Salerno, Aprile 2012.
In un grande palazzo del Cinquecento ci sono due scatole nere coperte di segni. Sono appoggiate in un cassetto coperto di nastro d’argento. Assorbono voci, suoni e rumori. Li ritornano ricombinati e sovrapposti, loopati, disposti in sequenze casuali. Non semplici registratori ma decoder che prendono pezzi di codici e li mescolano. Sono puri strumenti di ascolto che assorbono quello che c’è nell’aria, in modo in parte casuale e in parte voluto.
Le due scatole sonore con i loro segni d’argento prendono suoni e li restituiscono sotto forma di visioni. “Voi vedete ciò che gli altri non vedono” nasce come operazione e sperimentazione sull’ascolto. Entrare in ascolto delle sensazioni e delle emozioni suscitate dall’apparizione di un opera d’arte nell’orizzonte di una persona. All’interno di Sopraffactions le due scatole nere sono una sopraffazione ulteriore, realizzata attraverso la forza dell’ascolto. Quando ascoltiamo non possiamo evitare che altri rumori e altre parole entrino nel nostro campo auditivo. Il nostro orecchio è un labirinto in cui quello che è in primo piano e quello che sta sullo sfondo si scambiano di posto. Nel palazzo in cui echeggiarono i passi di Carlo V si sentono i passi di molte persone che guardano dei quadri.
Tutti noi lo abbiamo sempre saputo: possiamo decidere di non guardare qualcosa, non possiamo smettere di ascoltare. Se ci tappiamo le orecchie quello che sentiamo è il suono dentro di noi, il battito del cuore, il sangue in circolo, i pensieri che parlano nella nostra testa, le voci di persone che amiamo. I rumori del mondo ci accompagnano mentre ci muoviamo nelle antiche sale.
Le scatole nere ascoltano quello che gli altri non ascoltano e riproducendo il suono ci fanno entrare in risonanza con frammenti di parole e discorsi che non hanno un ordine preciso e non possono essere attribuiti a nessuno di specifico. Lo spazio dell’ascolto diventa così uno spazio condiviso, una dimensione in cui le cose dette e i suoni prodotti spostandosi nell’ambiente sono la traccia di un esperienza comune, la testimonianza di un passaggio. Qualcosa è successo, e per una volta possiamo metterci in ascolto di quello che è accaduto senza dover dare un senso preciso all’esperienza.
All’interno di Sopraffactions il collettivo DMAV ha proposto un’esperienza di ascolto collettivo. La registrazione diventa l’esperienza stessa ed entra in una configurazione mobile fatta di altre immagini e altre visioni. I suoni si estendono nello spazio e iniziano a creare un dialogo. Anche se nessuno li ascolta, i due decoder si ascoltano l’un l’altro risuonando nello spazio e continuando a registrarsi. I rumori che producono sono la testimonianza della loro vita interiore.
L’esperienza DMAV all’interno di Sopraffactions è il primo tassello di un mosaico che diventerà, poco per volta, un’opera ulteriore, un’installazione a otto mani, creata da Stefania Ugatti, Peppe de Marco, Alessandro Rinaldi e Nicola Gaiarin. Ogni atto creativo viene sovrapposto sugli altri, parla con gli altri, dando vita a una delicata sopraffazione continua. Nel cerchio dei suoni, delle parole e delle immagini ogni passaggio aggiunge una dimensione, aprendo porte che permettono di entrare in spazi e tempi successivi.
I decoder sono macchine nere in ascolto che portano in altre dimensioni. Mentre la performance si svolgeva, nello spazio del palazzo antico, l’artista Pinella Palmisano ha scattato alcune fotografie, fissando in immagini quell’esperienza. Alessandro si muove con un decoder coperto di segni e graffi, si avvicina a un quadro e cerca di raccogliere il suono del colore steso sulla tela. Nicola cammina con il microfono montato su un supporto di legno, il frammento di una sedia raccolto da un maestro impagliatore della città vecchia. Attraverso il microfono l’ascolto prende nuove direzioni. Qualcuno è infastidito, qualcun altro accetta l’intrusione. Le due scatole nere e il microfono diventano presenze familiari. C’è chi vuole farsi sentire, chi parla sottovoce, chi grida. C’è chi ride e chi evoca una visione generata da un quadro, da una certa gradazione di rosso, da un velo di garza steso su una tela.
Attraverso l’esperienza collettiva, DMAV prende in prestito le voci delle persone e le usa per dipingere un quadro fatto di suoni. La performance iniziale vuole essere un centro di irradiazione aperto a interventi successivi. L’installazione Voi vedete quello che gli altri non vedono, con il lavoro condiviso di Peppe De Marco, Alessandro Rinaldi, Nicola Gaiarin e Stefania Ugatti diventerà un luogo da abitare attraverso interventi successivi, in altri spazi, in altri tempi, con altre persone ad accompagnare il percorso.
L’immagine in evidenza e le altre, visibili sulla pagina Facebook dei Circoli, sono state gentilmente concesse dall’artista Pinella Palmisano. Grazie, Pinella!
In: DMAV - Dalla maschera al volto
Tags: Circoli e arte contemporanea, DMAV, SOPRAFFACTIONS, Voi vedete ciò che gli altri non vedono
Di: Giovanna Tinunin
È sempre bello quando un libro prende vita e intraprende un viaggio che lo porta in uno spazio “sociale”. Questo è ciò che avviene a “Dalla Maschera al volto. Piccole storie, immagini e suoni per ritrovare se stessi” di Alessandro Rinaldi e Nicola Gaiarin. Attualmente “in tour”!
1 marzo 2011Cosa significa “ascoltare” un’opera d’arte? Nicola Gaiarin ci racconta le sue riflessioni in vista di SOPRAFFACTIONS SALERNO.
10 aprile 2012Il prossimo 22 giugno, a Udine, verrà presentata in anteprima nazionale una delle ultime creazioni artistiche di DMAV, On white industrialists you can splash love (dmav #0012). Il progetto, nato dal percorso di sviluppo imprenditoriale progettato insieme al Gruppo Giovani Imprenditori di Udine, ruota attorno alla messa in discussione della persona e del ruolo imprenditoriale.
5 giugno 2012


io e le mie 4 opere prodotte per ‘sopraffactions ‘e fotografate per ‘voi vedete ciò che gli altri non vedono’, siamo lieti di partecipare all’installazione e di accompagnarvi abitandolo in questo percorso! dunque a presto Pinella
grazie ancora @Pinella, siamo convinti che quando si va da qualche parte ciò che conta siano soprattutto i compagni di viaggio!